
Ogni anno in Giappone scompaiono tra le 1.000 e le 1.200 bambine e bambini sotto i 10 anni. Non sono rapimenti da parte di estranei: in molti di questi casi, sono bambini portati via da uno dei due genitori durante una separazione conflittuale — e poi tenuti nascosti all’altro genitore per mesi o anni. È una realtà che il Japan Times ha ripercorso in profondità il 6 maggio 2026, a poche settimane dall’entrata in vigore della più importante riforma della legge sulla famiglia giapponese degli ultimi decenni.
In Giappone, il numero di bambini sotto i 10 anni denunciati come scomparsi si è attestato tra le 1.000 e le 1.200 unità negli anni recenti. Dietro molti di questi casi c’è una storia di genitori separati e di un sistema legale che, fino al 1° aprile 2026, rendeva quasi impossibile per un genitore non affidatario mantenere un rapporto con il proprio figlio.
Come funzionava la legge sulla custodia in Giappone fino al 2026
Per capire questa storia bisogna capire come funzionava il sistema giapponese fino a pochi mesi fa. In Giappone, ogni anno oltre 200.000 bambini sono coinvolti in procedimenti di divorzio. Di questi, circa un terzo finisce per perdere ogni contatto con il genitore non affidatario.
Il motivo è strutturale. Il Giappone era fino al 2026 l’unico paese del G7 a non riconoscere legalmente la custodia condivisa dopo un divorzio. Quando una coppia si separava, la legge richiedeva che la “autorità genitoriale” — il diritto di prendere decisioni per il figlio — venisse assegnata interamente a uno solo dei due genitori. Il genitore non affidatario poteva vedere il figlio solo se l’altro genitore lo acconsentiva, e i tribunali avevano scarsissimi strumenti per far rispettare gli accordi di visita. In pratica, un genitore che non voleva far vedere il figlio all’altro non rischiava quasi nulla.
I bambini “scomparsi” e le sottrazioni parentali
Questo sistema ha alimentato un fenomeno che gli esperti di diritto internazionale chiamano da anni “sottrazione parentale domestica”. In Giappone non esiste una norma che vieti esplicitamente a un genitore di portare via il proprio figlio dall’altro durante una separazione — e questo tipo di azione non costituisce un reato penale nel diritto giapponese.
Il risultato pratico è che molti genitori — solitamente madri, ma in numero crescente anche padri — hanno portato via il figlio prima o durante la procedura di divorzio, sapendo che il sistema avrebbe poi quasi certamente assegnato la custodia al genitore con cui il bambino si trovava al momento del procedimento. L’altro genitore si ritrova così senza il figlio, senza modo di rintracciarlo, e senza strumenti legali reali per farlo.
La riforma del 1° aprile 2026: il Giappone introduce la custodia condivisa
Nel maggio 2024, il Parlamento giapponese ha approvato la modifica dell’Articolo 819 del Codice Civile, che permetterà alle coppie che divorziano di negoziare la custodia condivisa dei figli. La riforma è entrata in vigore il 1° aprile 2026 — la prima modifica significativa alla legge sull’autorità genitoriale in 77 anni — e ha reso il Giappone l’ultimo paese del G7 a riconoscere legalmente la possibilità di una custodia condivisa.
Il cambiamento è storico: per la prima volta, entrambi i genitori possono continuare ad avere un ruolo legalmente riconosciuto nella vita del figlio dopo la separazione, anche se non vivono insieme.
Perché la nuova legge non risolve ancora tutto
La riforma è un passo importante, ma gli esperti sono cauti sulle sue conseguenze pratiche. Le modifiche formalmente introducono la possibilità di una autorità genitoriale condivisa, ma la riforma non rafforza in modo sostanziale gli strumenti di esecuzione delle decisioni in materia di visite. Per le coppie in conflitto aperto, l’applicabilità delle nuove norme rimane molto incerta.
In parallelo, preoccupa un effetto collaterale: con la nuova legge, un genitore che voglia assicurarsi la custodia esclusiva potrebbe sentirsi ancora più spinto a portare via il figlio prima che la procedura di divorzio inizi. Alcuni critici temono che le modifiche possano paradossalmente incentivare le sottrazioni parentali, in particolare da parte di madri che erano state vittime di violenza domestica e che nel vecchio sistema trovavano una via di fuga. Il Giappone ha messo in moto un cambiamento enorme — adesso deve assicurarsi che la realtà nelle aule dei tribunali segua la direzione della legge.

