
Se si passa qualche giorno in Giappone, è quasi certo che prima o poi si sentirà un leggero tremore. Magari mentre si è seduti in un ristorante, o sdraiati in hotel. Le lampadine oscillano appena, il pavimento vibra per qualche secondo, poi tutto torna normale.
Per un viaggiatore può essere inquietante. Per un giapponese, è semplicemente parte della vita quotidiana.
Il Giappone è uno dei paesi più soggetti a terremoti al mondo . Non è un’esagerazione: ogni anno si registrano circa 1.500 scosse abbastanza forti da essere avvertite dalle persone, e in totale il numero di eventi sismici (compresi quelli impercettibili) supera le decine di migliaia . Ma perché proprio qui? E come fanno i giapponesi a vivere con questa consapevolezza costante?
Per capirlo, bisogna guardare cosa succede sotto i piedi del Giappone. Molto, molto sotto.
Quattro placche che si incontrano (e si scontrano)
La crosta terrestre non è un guscio unico e compatto. È frammentata in una dozzina di grandi placche tettoniche: enormi lastre di roccia solida che galleggiano sul magma sottostante e si muovono lentamente, qualche centimetro all’anno . I terremoti si verificano proprio ai confini tra queste placche, dove si scontrano, si sfiorano o una scivola sotto l’altra.
La maggior parte dei paesi si trova al centro di una placca, lontano dai bordi, e per questo i terremoti sono rari. Il Giappone, invece, è seduto esattamente sopra l’incrocio di quattro placche diverse :
– Placca del Pacifico
– Placca delle Filippine
– Placca nordamericana (detta anche placca di Okhotsk)
– Placca eurasiatica
Queste quattro gigantesche lastre si spingono l’una contro l’altra, si sovrappongono e si trascinano vicendevolmente. L’energia che si accumula in questo processo viene rilasciata sotto forma di terremoti. Più placche si incontrano in un’area, più frequenti sono i sismi. E il Giappone ne ha quattro .
Per avere un termine di paragone: la California, che è famosa per i suoi terremoti, si trova su un solo confine di placca (quella tra la placca del Pacifico e quella nordamericana). Il Giappone ne ha molti di più.
Il fenomeno della subduzione
Non tutte le collisioni tra placche sono uguali. Nel caso del Giappone, la maggior parte dei terremoti più forti è causata dalla subduzione: una placca oceanica (più pesante) scivola sotto una placca continentale (più leggera), sprofondando nel mantello terrestre.
Questo processo non è fluido. Le placche si incastrano, si bloccano, accumulano tensione per decenni o secoli. Quando la pressione diventa troppo alta, si liberano all’improvviso con un movimento brusco che genera il terremoto. Il fondale marino si solleva o si abbassa di metri, spostando enormi masse d’acqua e creando tsunami – parola giapponese, tra l’altro, che significa letteralmente “onda del porto” .
L’Anello di Fuoco: il punto più caldo del pianeta
Il Giappone fa parte di una struttura geologica più grande chiamata Anello di fuoco del Pacifico (o Cintura di fuoco) . È una zona a forma di ferro di cavallo che si estende per circa 40.000 chilometri attorno all’Oceano Pacifico, dalla Nuova Zelanda al Giappone, fino alle coste occidentali delle Americhe.
Questo anello è il luogo sulla Terra con la più alta concentrazione di:
– Terremoti: si stima che il 90% dei terremoti mondiali avvenga lungo l’Anello di fuoco
– Vulcani attivi: oltre 400, più del 75% del totale mondiale
– Tsunami: la maggior parte degli tsunami storici si è generata qui
Il Giappone si trova in uno dei tratti più attivi di questo anello. Secondo i dati disponibili, il Giappone e le sue acque circostanti registrano circa il 18% di tutti i terremoti del mondo, nonostante il paese occupi solo lo 0,3% della superficie terrestre .
Un numero che impressiona: 1.500 all’anno
La frequenza dei terremoti in Giappone è difficile da immaginare per chi non ci vive. Circa 1.500 scosse all’anno sono abbastanza forti da essere percepite dalle persone . Tradotto: una media di quattro terremoti percepibili al giorno. E se si contano anche le micro-scosse rilevate solo dagli strumenti, il totale annuo supera i 50.000-60.000 eventi .
La maggior parte sono lievi e innocui. Ma ogni anno si verificano anche centinaia di terremoti di magnitudo 3 o superiore, decine di magnitudo 4 o superiore, e mediamente un paio di magnitudo 7 o superiore .
Due tipi di terremoti (e due rischi diversi)
Non tutti i terremoti giapponesi sono uguali. Si possono distinguere due grandi categorie, con cause e conseguenze diverse .
1. I grandi terremoti da subduzione
Sono i più potenti e i più pericolosi. Avvengono al largo della costa orientale del Giappone, dove la Placca del Pacifico e la Placca delle Filippine sprofondano sotto quella continentale . Questi terremoti possono raggiungere magnitudo 8 o 9, e sono quasi sempre accompagnati da tsunami devastanti.
L’esempio più noto è il terremoto del Tōhoku del 2011, di magnitudo 9,0. La scossa stessa fu violentissima, ma il danno maggiore venne dall’onda anomala che si abbatté sulla costa nord-orientale, causando la maggior parte delle vittime e il disastro nucleare di Fukushima.
Questi mega-terremoti non sono frequenti: si verificano mediamente ogni 100-200 anni nella stessa area. Ma quando accadono, sono catastrofici.
2. I terremoti sulle faglie interne
Non tutti i terremoti avvengono in mare. Il Giappone è attraversato da circa 2.000 faglie attive all’interno del territorio . Si tratta di fratture nella crosta terrestre dove le rocce si muovono orizzontalmente o verticalmente.
Questi terremoti sono meno potenti (di solito tra magnitudo 6 e 7,5), ma possono essere molto dannosi perché avvengono sotto le città. Il terremoto di Kobe del 1995 (magnitudo 7,3) e quello di Noto del 2024 (magnitudo 7,6) sono esempi di questo tipo .
La differenza pratica per chi visita il Giappone è questa: i terremoti più forti (quelli da tsunami) avvengono di solito al largo e si avvertono come lunghi rollii. Quelli sulle faglie interne sono più improvvisi, più secchi, e si sentono come un “colpo” che sbatte l’edificio su e giù.
Come i giapponesi hanno imparato a convivere con i terremoti
Il Giappone ha una lunga storia di terremoti distruttivi. Già nel 1923, il Grande terremoto del Kantō rase al suolo Tokyo e Yokohama, causando oltre 100.000 vittime . E molto prima, nel 1703 e nel 1855, la regione di Tokyo era già stata devastata da forti scosse .
Questa storia ha forgiato una delle società più preparate al mondo per le emergenze sismiche. Non perché i giapponesi siano immuni dalla paura, ma perché hanno trasformato la paura in preparazione sistematica.
Edifici che resistono alle scosse
Camminando per Tokyo o Osaka, si notano molti grattacieli. Quello che non si vede è che la maggior parte è costruita con tecnologie antisismiche all’avanguardia . Esistono tre principali approcci:
Strutture rigide: gli edifici tradizionali in cemento armato sono progettati per non crollare, anche se si danneggiano.
Isolamento sismico: l’edificio poggia su strati di gomma e acciaio che assorbono le vibrazioni, come le sospensioni di un’auto. I grattacieli più moderni usano questo sistema.
Controllo attivo: alcuni edifici hanno contrappesi giganti (a volte centinaia di tonnellate) sulla cima, che si muovono nella direzione opposta alla scossa per stabilizzare la struttura.
Le norme edilizie giapponesi sono tra le più severe al mondo. Dopo ogni grande terremoto, vengono aggiornate. Un edificio costruito negli anni ’70 potrebbe non essere più a norma oggi, e molti sono stati demoliti o rinforzati.
Il sistema di allerta precoce
Il Giappone dispone di uno dei sistemi di allerta sismica anticipata più avanzati del pianeta. Funziona così: quando un terremoto si genera, le onde sismiche viaggiano a circa 6-7 km al secondo. I segnali elettronici, invece, viaggiano alla velocità della luce (300.000 km al secondo).
La rete di sensori giapponese rileva le prime onde (le meno dannose), calcola istantaneamente l’epicentro e la magnitudo, e invia un avviso a televisioni, radio e cellulari nelle zone che verranno colpite secondi dopo. A volte l’allarme arriva 10-30 secondi prima della scossa .
Sembra poco, ma in quei secondi si può:
– Cercare riparo sotto un tavolo
– Allontanarsi da finestre e oggetti che cadono
– Fermare un treno (il sistema è collegato automaticamente allo shinkansen, che frena in sicurezza)
– Spegnere i fornelli in una cucina industriale
La cultura della preparazione: cosa fanno i giapponesi ogni giorno
Oltre alla tecnologia, esiste una cultura diffusa della prevenzione che inizia a scuola :
Esercitazioni antisismiche regolari in tutte le scuole e la maggior parte dei luoghi di lavoro
Zaini di emergenza tenuti pronti in molte case, con acqua, cibo secco, torcia, radio a manovella e kit di primo soccorso
Punti di raccolta designati in ogni quartiere, spesso nei parchi o nei cortili delle scuole
Segnaletica che indica le vie di fuga e le aree sicure, visibile ovunque
Le famiglie giapponesi sanno cosa fare quando arriva l’allarme: ripararsi sotto un tavolo robusto, allontanarsi dagli armadi (che possono cadere), tenere la testa coperta. Non è una cosa che si impara una volta sola: viene ripetuta più volte all’anno, finché diventa automatica.
Cosa succede dopo un terremoto forte
Quando un terremoto supera una certa soglia, la televisione interrompe la programmazione e passa a un programma speciale condotto dalla NHK (l’emittente pubblica giapponese). In pochi secondi vengono trasmesse:
– La posizione dell’epicentro
– La magnitudo stimata
– L’intensità nelle diverse aree (misurata con la scala shindo, che va da 0 a 7 e misura l’accelerazione del suolo, non la magnitudo)
– Le istruzioni immediate: allontanarsi dalla costa in caso di rischio tsunami, non usare gli ascensori, chiudere il gas
Se c’è rischio di tsunami, le sirene lungo le coste si attivano automaticamente e messaggi preregistrati esortano all’evacuazione verso terreni alti . In molte zone costiere ci sono torri di evacuazione e percorsi segnalati per raggiungere luoghi sicuri a piedi.
Cosa fare se si è in Giappone durante un terremoto (consigli pratici)
Se si visita il Giappone, è utile sapere come comportarsi. Non è difficile, ma ci sono alcune regole semplici da ricordare.
Durante la scossa
Se si è al chiuso: mettersi sotto un tavolo robusto (nei ristoranti e hotel giapponesi i tavoli sono spesso molto pesanti e stabili). Tenere la testa coperta. Allontanarsi da finestre, specchi e mobili alti.
Se si è all’aperto: allontanarsi da edifici, lampioni e cartelloni. Cercare un’area aperta come un parco. In Giappone i parchi sono spesso designati come aree di rifugio.
Se si guida: accostare in sicurezza, spegnere il motore, restare in auto. Non scendere finché le scosse non sono finite.
Cosa NON fare: non usare ascensori. Non correre fuori dagli edifici in modo disordinato (il rischio maggiore è farsi colpire da oggetti che cadono).
Dopo la scossa
– Ascoltare le istruzioni alla televisione o radio (molti hotel hanno canali informativi in inglese).
– Se si è sulla costa e la scossa è stata forte o prolungata, allontanarsi immediatamente dalle zone basse. Non aspettare un allarme ufficiale: se il terreno trema forte, lo tsunami può arrivare in 10-20 minuti.
– Chiudere il gas se si sente odore di perdita (in Giappone molte cucine hanno una valvola di sicurezza che si chiude automaticamente con forti scosse).
– Seguire le indicazioni del personale dell’hotel o delle autorità. I giapponesi sono molto addestrati: sanno cosa fare.
La probabilità che un turista si trovi in un grande terremoto durante un viaggio di due settimane è molto bassa. Ma se capita, la cosa più importante è non farsi prendere dal panico. Gli edifici sono sicuri, le procedure sono collaudate. I giapponesi stessi, per esperienza, tendono a restare calmi e a muoversi con ordine.
Una consapevolezza che fa parte della vita quotidiana
I terremoti in Giappone non sono un’emergenza eccezionale. Sono una caratteristica normale dell’ambiente in cui si vive, come la pioggia o il vento. Questa consapevolezza ha plasmato non solo l’architettura e le leggi, ma anche la psicologia collettiva: la prontezza, l’ordine, la capacità di seguire procedure anche sotto stress.
Per un visitatore, la cosa più sorprendente è spesso la calma con cui i giapponesi affrontano anche scosse piuttosto forti. Non c’è urla, non c’è panico. C’è una breve pausa, un rapido sguardo per capire se l’intensità sta aumentando, e poi si torna a quello che si stava facendo.
Non è eroismo. È solo abitudine. E forse, anche un po’ di saggezza pratica: quando la terra trema ogni giorno, l’unico modo per non impazzire è imparare a convivere con lei, invece di averne paura.

