
Al MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino è in corso fino al 28 giugno 2026 la mostra più ampia mai dedicata in Italia a Chiharu Shiota, una delle artiste giapponesi più celebrate al mondo. Si chiama The Soul Trembles — «L’anima trema» — ed è una retrospettiva che attraversa oltre vent’anni di lavoro: disegni, fotografie, sculture e soprattutto le grandi installazioni che hanno reso famosa Shiota in tutto il mondo. Se siete a Torino o avete la possibilità di andarci nelle prossime settimane, vale la pena.
Chi è Chiharu Shiota e perché i suoi fili sono ovunque
Nata a Osaka nel 1972, Chiharu Shiota si è formata tra Kyoto, Melbourne e Berlino, dove vive e lavora. È un’artista visiva, ma il termine non rende bene l’idea: il suo lavoro si basa sulle installazioni site-specific, cioè opere pensate e costruite appositamente per lo spazio in cui vengono collocate, che trasformano una stanza in qualcosa di completamente diverso da quello che era prima.
Il materiale che la rende riconoscibile è il filo — rosso, nero, bianco — intrecciato in reti enormi che avvolgono oggetti comuni: valigie, barche, pianoforti bruciati, sedie, chiavi. Le sue opere esplorano l’intangibile — ricordi, emozioni, visioni oniriche — e offrono spazi di silenzio e contemplazione su temi universali come l’identità, il rapporto con gli altri, la vita e la morte.
Nel 2015 ha rappresentato il Giappone alla Biennale di Venezia, con un’installazione di chiavi sospese intitolata The Key in the Hand che è diventata una delle immagini più condivise di quell’edizione.
Perché proprio i fili? Un’idea che viene da lontano
In Giappone esiste un’espressione, “il filo rosso del destino” (赤い糸, akai ito), che descrive il legame invisibile tra persone destinate a incontrarsi. Secondo la tradizione, questo filo unisce i mignoli di due persone sin dalla nascita, indipendentemente dal tempo, dalla distanza o dalle circostanze. Non è una superstizione popolare qualsiasi: è una delle metafore più radicate nella cultura giapponese per parlare di amore, famiglia e destino — e riaffiora di continuo in romanzi, manga e film.
Shiota non ha mai dichiarato di voler citare direttamente questa tradizione, ma il suo lavoro con il filo rosso ne richiama inevitabilmente l’eco: i fili nei suoi spazi non uniscono persone, ma oggetti, memorie e visitatori in una rete che parla di connessione e di perdita.
Cosa si vede in mostra
La mostra include alcune delle sue installazioni più note: Uncertain Journey (2016), con scheletri di barche immersi in una rete di fili rossi; In Silence (2008), in cui un pianoforte bruciato e delle sedie sono avvolti da un reticolo di fili neri; e la monumentale Accumulation – Searching for the Destination (2021), composta da centinaia di valigie oscillanti, simbolo di migrazioni e viaggi.
La mostra coinvolge tutti gli spazi del MAO, dalle sale temporanee fino alle gallerie della collezione permanente, mettendo le opere di Shiota in dialogo diretto con le collezioni d’arte orientale del museo. Non è una cosa scontata: vedere un’installazione contemporanea a pochi metri da oggetti rituali giapponesi di secoli fa crea un cortocircuito visivo e concettuale interessante.
È la prima volta che questa retrospettiva viene ospitata in un museo di arte asiatica dopo aver girato istituzioni come il Grand Palais di Parigi, il Mori Art Museum di Tokyo e la Queensland Art Gallery di Brisbane.
Informazioni pratiche
Sito ufficiale: maotorino.it
Sede: MAO – Museo d’Arte Orientale, Via San Domenico 11, Torino
Date: fino al 28 giugno 2026
Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica ore 10:00–18:00; giovedì ore 10:00–20:00; lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima.
Biglietto intero: 18 €
Biglietto ridotto: 12 € (ragazzi 6–18 anni, studenti fino a 25 anni, visitatori con disabilità)
Gratuito: bambini fino a 5 anni; titolari Abbonamento Musei Piemonte
Acquisto biglietti: TicketOne o sul sito del museo

