Kyoto ospita la prima grande retrospettiva di Daido Moriyama in Giappone

C’è un paradosso nella storia di Daido Moriyama: è considerato uno dei più grandi fotografi viventi al mondo, ha esposto al MoMA e alla Tate Modern, ha venduto le sue fotografie nelle più importanti case d’asta del pianeta — eppure una grande retrospettiva completa sul suo lavoro non era mai stata mostrata in Giappone fino ad adesso.

Il 18 aprile 2026, al Kyoto City Kyocera Museum of Art — uno dei musei d’arte più importanti del paese — ha aperto Daido Moriyama: A Retrospective, nell’ambito del festival internazionale di fotografia Kyotographie. Dopo aver debuttato nel 2023 all’Instituto Moreira Salles di San Paolo e aver attraversato l’Europa, la mostra arriva in Giappone per la prima volta. Resterà aperta fino al 17 maggio.

Chi è Daido Moriyama: un fotografo che ha cambiato tutto

Daido Moriyama è nato a Ikeda, Osaka, nel 1938, ed è cresciuto nell’era dell’occupazione americana e della rapida occidentalizzazione del Giappone del dopoguerra. Ha iniziato la sua carriera come assistente di fotografi più anziani prima di affermarsi da solo nel 1964.

Moriyama è il padre della fotografia di strada giapponese nel senso più radicale del termine. Le sue immagini — quasi sempre in bianco e nero, ad alto contrasto, spesso sfocate o grana grossa intenzionale — ritraggono le strade di Tokyo, Shinjuku, Osaka, New York: insegne al neon, cani randagi, donne che camminano di notte, facciate di palazzi. Non cerca la bella fotografia nel senso classico. Cerca la verità visiva del momento, anche quando è scomoda o sfuggente.

Si è ispirato agli artisti americani come William Klein e Andy Warhol, e ha usato la fotografia per mostrare le contraddizioni del Giappone capitalistico — la tradizione che si scontra con la modernità, la solitudine nelle metropoli, il consumismo sfrenato degli anni del boom economico. È stato uno dei principali contributori alla rivista Provoke (1968-1970), la pubblicazione fotografica d’avanguardia che ha rivoluzionato il modo di intendere la fotografia in Giappone.

Cos’è Kyotographie e perché è importante

Il Kyotographie International Photography Festival è uno degli eventi fotografici più originali al mondo. Fondato nel 2013 da Lucille Reyboz e Yusuke Nakanishi, trasforma ogni anno la città di Kyoto in un museo diffuso: le mostre non sono solo nei musei, ma nei templi, negli edifici storici, nei vicoli, nelle gallerie d’arte e negli spazi industriali dismessi.

Quest’anno il festival è alla sua 14ª edizione e il tema è “EDGE” — il bordo, il limite, la soglia. Come spiegano i fondatori: “Kyotographie 2026 esplora il confine come luogo di tensione e transizione. Vediamo approcci radicali alla fotografia accanto a studi sul declino urbano, mentre i documenti di comunità marginali si intrecciano con le questioni irrisolte di colonizzazione e dispute territoriali.”

Le mostre principali, oltre alla retrospettiva di Moriyama, includono un omaggio alla fotografa palestinese Fatma Hassona scomparsa recentemente, una retrospettiva del fotografo olandese Anton Corbijn — noto per i suoi ritratti di David Bowie, Joy Division e Nirvana — e una sezione dedicata a tre fotografi sudafricani.

Una mostra che arriva in Giappone dopo aver girato il mondo

La retrospettiva di Moriyama è curata da Thyago Nogueira dell’Instituto Moreira Salles brasiliano, con una particolare attenzione alle riviste e alle pubblicazioni che hanno definito il suo percorso artistico, incluso il contributo alla rivista Provoke e l’iconico fotolibro “Farewell Photography” del 1972 — un’opera considerata tra i fotolibri più influenti del Novecento.

Che la prima grande retrospettiva completa di Moriyama in Giappone arrivi curata da un brasiliano, dopo essere passata per São Paulo e l’Europa, dice qualcosa di interessante sulla circolazione internazionale dell’arte giapponese: a volte è necessario che il mondo “scopra” un artista prima che la sua patria gli dedichi il riconoscimento che merita.

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