
Dal 9 maggio al 13 settembre 2026, il Museo d’Arte Orientale di Venezia, ospitato a Ca’ Pesaro, presenta From Water To Form, la mostra personale dell’artista giapponese Keita Miyazaki. Il progetto espositivo, curato da Pier Paolo Scelsi, Ilaria Cera e Riccardo Freddo, ha il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Japan Foundation. L’apertura coincide con la 61ª Biennale di Venezia, e non è una coincidenza: la mostra è pensata come un dialogo tra due culture che l’acqua ha sempre unito — quella giapponese e quella veneziana. L’artista porta in laguna una ricerca stratificata che intreccia materia, memoria e trasformazione, scegliendo Venezia come scenario ideale: una città sospesa tra acqua e architettura, dove l’equilibrio tra natura e intervento umano diventa metafora viva del suo lavoro. La mostra è inclusa nel biglietto del museo: non richiede ingresso separato.
Chi è Keita Miyazaki e cosa lo rende diverso
Keita Miyazaki è uno scultore giapponese che lavora principalmente con forme organiche e modulari — strutture che si ripetono, si moltiplicano, si riorganizzano nello spazio a seconda del contesto in cui vengono collocate. Non sono sculture nel senso tradizionale del termine: non rappresentano niente di riconoscibile, non hanno un fronte e un retro, non cercano la monumentalità. Sono invece processi visibili, momenti di trasformazione congelati nella materia.
La stessa struttura che Miyazaki porta a Venezia è stata presentata in configurazioni diverse nei Giardini Imperiali dell’Imperatore del Giappone e al Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, dove Miyazaki è stato il primo artista invitato a realizzare un intervento scultoreo site-specific.
Il termine site-specific — letteralmente “specifico per il luogo” — indica opere d’arte concepite appositamente per un determinato spazio fisico, con cui entrano in dialogo diretto. Non si tratta di portare una scultura già fatta e appoggiarla in un posto qualsiasi: l’opera nasce in risposta allo spazio, ai suoi materiali, alla sua storia, alla sua luce. Ogni volta che viene spostata, cambia.
L’acqua nella cultura giapponese: molto più di un elemento naturale
Il tema dell’acqua nella cultura giapponese non è mai neutro. Il Giappone è un arcipelago — quattro isole principali e migliaia di isole minori — e il rapporto con il mare, con i fiumi, con la pioggia e con il tifone ha plasmato la sensibilità estetica e filosofica del paese da sempre.
Nella tradizione buddista giapponese, l’acqua è uno dei cinque elementi fondamentali (go-dai: terra, acqua, fuoco, vento, vuoto) e rappresenta la fluidità, l’adattamento, la capacità di assumere qualsiasi forma senza perdere la propria natura. È un’idea che risuona profondamente nel pensiero giapponese: non la rigidità della pietra, ma la cedevolezza dell’acqua come forma di forza.
L’estetica giapponese ha un termine specifico per descrivere la bellezza delle cose impermanenti, incomplete e transitorie: wabi-sabi (侘寂). Non la perfezione geometrica, ma la crepa, la patina del tempo, la forma irregolare. L’acqua — che cambia continuamente, che erode, che riflette, che scompare — è forse il simbolo più diretto di questa sensibilità. L’acqua diventa elemento originario e forza attiva, capace di generare, erodere e ridefinire la materia e le forme: soglia instabile tra fragilità e permanenza, distruzione e rinascita.
Perché Ca’ Pesaro è il luogo giusto
Il Museo d’Arte Orientale si trova a Ca’ Pesaro, edificio simbolo della storia e dell’apertura culturale veneziana, che detiene una tra le più rilevanti collezioni in Europa di arte giapponese del periodo Edo.
Il periodo Edo (1603–1868) è quella lunga stagione di relativa stabilità politica durante la quale il Giappone visse quasi in isolamento volontario dal resto del mondo, sviluppando una cultura urbana straordinariamente ricca — quella degli ukiyo-e, del teatro kabuki, della cerimonia del tè nella sua forma classica. Le collezioni del Museo d’Arte Orientale di Venezia custodiscono lacche, ceramiche, armature, dipinti e oggetti quotidiani di quel periodo: testimonianze di un Giappone che l’Occidente iniziò a scoprire solo dopo l’apertura forzata del paese a metà Ottocento.
Venezia stessa si configura come un dispositivo curatoriale naturale: città costruita sull’acqua, crocevia di scambi tra Europa e Asia, luogo in cui culture, materiali e tecniche si sono incontrati e trasformati nei secoli. Qui l’acqua non è solo tema, ma presenza viva, capace di riflettere e amplificare il senso delle opere.
L’installazione alla Giudecca: l’arte esce dal museo
La mostra non si ferma alle sale di Ca’ Pesaro. Per l’occasione, Miyazaki realizza una scultura modulare site-specific concepita appositamente per Venezia, esposta durante la Biennale all’interno dei cantieri della Giudecca presso CREA – Cantieri del Contemporaneo. L’opera si configura come un omaggio all’artigianato inteso come forma d’arte, sottolineando il valore del fare, del costruire e del trasformare come pratiche condivise tra artista e artigiano.
La Giudecca è l’isola allungata che si trova di fronte al sestiere di Dorsoduro, separata dal Canal della Giudecca. Per secoli è stata sede di industrie, arsenali, laboratori artigianali: un’isola di lavoro in una città di commercio. Oggi ospita alcune delle realtà artistiche più interessanti di Venezia, lontane dai flussi turistici del centro storico. L’installazione di Miyazaki in questo contesto — tra macchinari, materiali grezzi e tradizione manifatturiera — trasforma il concetto stesso di opera d’arte in qualcosa di più vicino al gesto artigianale.
Come inserirla in un weekend a Venezia durante la Biennale
La 61ª Biennale di Venezia apre anch’essa il 9 maggio 2026 e rimane aperta fino a novembre. Per chi viene a Venezia in questo periodo, la mostra di Miyazaki a Ca’ Pesaro è inclusa nel percorso del Museo d’Arte Orientale — vale a dire che non richiede un biglietto aggiuntivo — e offre un angolo giapponese autentico e di qualità, diverso dagli stand nazionali dei Giardini o dell’Arsenale. Prendere il vaporetto fino alla Giudecca per vedere l’installazione pubblica non richiede più di venti minuti da qualsiasi punto del centro storico.
Informazioni pratiche
Sede: Museo d’Arte Orientale – Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076 – Venezia
Date: dal 9 maggio al 13 settembre 2026
Orari: martedì–domenica ore 10:00–18:00; lunedì chiuso. Ultimo ingresso ore 17:00
Biglietto: incluso nel biglietto del Museo d’Arte Orientale di Venezia (verificare tariffe aggiornate su capesaro.visitmuve.it)
Installazione pubblica: CREA – Cantieri del Contemporaneo, isola della Giudecca – accesso libero durante la Biennale
Info museo: drm-ven.orientale@cultura.gov.it
Sito ufficiale: capesaro.visitmuve.it

