Japan Days 2026: due giorni di Giappone all’Ippodromo di Roma

Roma, 23 e 24 maggio 2026. Cosa hanno in comune i tamburi dei festival giapponesi, la calligrafia con il pennello, la cerimonia del tè e la voce che cantava la sigla di Lady Oscar? Tutti questi elementi si ritrovano in un unico posto questo fine settimana: l’Ippodromo delle Capannelle a Roma, che ospita la nuova edizione dei Japan Days.

L’evento, giunto ormai a quasi vent’anni di storia, è uno dei festival di cultura giapponese più longevi e attesi d’Italia. Non serve essere esperti di manga o di storia nipponica per goderselo: è pensato proprio per chi vuole avvicinarsi al Giappone in modo leggero, assaggiando il suo cibo, ascoltando la sua musica e magari imparando qualcosa di nuovo con le proprie mani.

Se avete sempre desiderato capire che cos’è un matsuri (un festival tradizionale giapponese), questo è il modo più vicino a viverne l’atmosfera senza prendere un aereo.

Cosa sono i Japan Days? Un pezzo di Giappone a Roma

I Japan Days si descrivono come un “angolo di Giappone nel cuore di Roma”. L’idea è semplice: concentrare in due giorni una varietà di esperienze che permettano di toccare con mano tanti aspetti diversi della cultura nipponica, da quelli più tradizionali a quelli più contemporanei.

Il festival si svolge all’Ippodromo delle Capannelle, una location ampia che permette di ospitare comodamente oltre cento espositori provenienti da tutta Italia, aree per spettacoli, laboratori e banchi del cibo. Non è una fiera commerciale fine a sé stessa: l’obiettivo è coinvolgere attivamente i visitatori, farli partecipare, spiegare le cose.

Cosa si mangia? Lo street food giapponese spiegato

Uno dei motivi più popolari per visitare un festival giapponese è il cibo. In Giappone, ai matsuri, è normalissimo camminare tra le bancarelle mangiando con le mani. Ai Japan Days si potranno trovare alcune delle specialità più amate dello street food nipponico .

Ecco cosa aspettarsi, nel caso i nomi non siano familiari:

Onigiri: polpette di riso a forma triangolare, spesso avvolte in una sottile foglia di alga. Possono essere farcite con pesce, prugna sottaceto o altri ingredienti. Sono il “fast food” giapponese per eccellenza, quello che i bambini portano a scuola nel lunch box.

Takoyaki: palline di pastella farcite con polpo, cotte in appositi stampi semicircolari. Vengono servite calde, condite con una salsa speciale, maionese giapponese e fiocchetti di alga essiccata che ondeggiano per il calore.

Gyoza: ravioli ripieni (di solito maiale e verdure), cotti prima in padella e poi cotti a vapore. La base diventa croccante, il resto della pasta rimane morbida.

Yakitori: spiedini di pollo grigliati, spesso conditi semplicemente con sale o con una salsa dolce a base di salsa di soia, zucchero e mirin (un vino di riso dolce).

Kare rice: il curry alla giapponese, più denso e meno piccante di quello indiano o tailandese, servito sopra il riso. È uno dei piatti “comfort” più amati dalle famiglie in Giappone.

Oltre al cibo, saranno possibili degustazioni guidate di sakè (il vino di riso giapponese) e di matcha (il tè verde in polvere usato nella cerimonia tradizionale), con esperti che spiegano come apprezzarli .

Laboratori per capire l’arte giapponese con le proprie mani

Il festival non è solo da guardare: molti laboratori permettono di imparare facendo. L’offerta è ampia e pensata per tutti.

Kintsugi: l’arte di riparare ceramiche rotte con polvere d’oro mista a lacca. In Giappone, non si butta via un oggetto rotto: lo si repara esaltando le crepe, perché diventano parte della sua storia. È una filosofia di vita applicata agli oggetti.

Shodō: la calligrafia giapponese. Non è solo “scrivere bene”: con un pennello, un calamaio di inchiostro nero (sumi) e un foglio di carta di riso, si impara a tracciare i caratteri come gesto meditativo. Ogni tratto deve essere deciso e senza ripensamenti.

Origami: l’arte di piegare la carta per creare forme. La gru (tsuru) è la più famosa, simbolo di pace e longevità.

Ikebana: l’arte dell’arrangiamento floreale. Non è un semplice bouquet: ogni ramo, ogni fiore, ogni spazio vuoto ha un significato e racconta un rapporto armonico tra uomo, natura e cielo.

Bonsai: l’arte di coltivare alberi in miniatura in vasi. Non è una tortura per la pianta: con potature, legature e cure specifiche, si cerca di riprodurre in piccolo le forme che un albero assumerebbe in natura, secoli di crescita condensati in decenni.

Sul palco: tamburi, sigle dei cartoni e il teatro dei samurai

La musica e le performance dal vivo sono una parte importante dei Japan Days. Ecco alcuni degli appuntamenti da non perdere.

I tamburi Taiko
La parola taiko significa semplicemente “grande tamburo”. Suonare il taiko non è solo una performance musicale: è uno spettacolo fisico e coreografico. I musicisti, spesso in formazione, colpiscono la pelle del tamburo con bacchette chiamate bachi, muovendo tutto il corpo in sincronia. È potente, energico, e in Giappone accompagna festival, cerimonie religiose e persino competizioni. Ai Japan Days si esibiranno le Taiko Trio, l’unica formazione tutta al femminile in Italia.

Clara Serina e Lady Oscar
Per molti italiani di una certa generazione, il Giappone è entrato in casa attraverso i cartoni animati degli anni Ottanta. Clara Serina è stata la voce italiana di molte sigle indimenticabili, prima fra tutte quella di Lady Oscar (la versione anime del manga La rosa di Versailles). La sua esibizione sarà un tuffo nella nostalgia, ma anche un modo per capire come l’animazione giapponese abbia influenzato la cultura pop italiana.

Kyogen: il teatro comico dei samurai
Meno noto del teatro  (dramma lirico e solenne), il Kyogen è la sua controparte comica. Nato nel XIV secolo, veniva rappresentato negli intervalli delle opere di Nō per far ridere il pubblico, anche quello aristocratico. I personaggi sono spesso servi sciocchi, padroni burberi, demoni imbrogliati. È un teatro gestuale, parlato in giapponese antico, ma perfettamente comprensibile per la comicità fisica. Una rarità vederlo in Italia.

Kimono Tales e Ghibli World
Ci sarà anche una sfilata/dimostrazione su come si indossa il kimono (l’abito tradizionale) con la maestra Fumiko Oh . E per gli appassionati dello Studio Ghibli, il concerto Ghibli World con la soprano Erika Nakanishi eseguirà le celeberrime musiche dei film di Hayao Miyazaki .

Arti marziali e cosplay: le altre anime del festival

I Japan Days dedicano spazio anche alle discipline marziali giapponesi. Si potranno vedere dimostrazioni di jujitsu (un’arte di combattimento a mani nude che ha dato origine al judo), kendo (la scherma con spade di bambù, dove i contendenti indossano un’armatura e gridano il punto in cui colpiscono) e altre.

Per gli appassionati di cultura pop, la community IncanTales organizzerà un’area cosplay con sfilate, gare e consigli su come migliorare le proprie performance. Il cosplay è l’arte di costruire e indossare i costumi dei personaggi di anime, manga, videogiochi e film. È nato in Giappone ed è diventato un fenomeno globale, un modo creativo per identificarsi con i propri eroi.

Box Informazioni Pratiche

Evento: Japan Days 2026 – Festival della cultura giapponese

Città e Sede: Roma, Ippodromo delle Capannelle (Via Appia Nuova, 1245)

Date: Sabato 23 e Domenica 24 maggio 2026.

Prezzo del biglietto: Ingresso gratuito.

Sito ufficiale: www.japandays.it

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