Il più grande gruppo di ambasciatori NATO mai arrivato in Giappone

NATO summit meeting around a round table with national flags and Tokyo city skyline
NATO summit meeting around a round table with national flags and Tokyo city skyline

Tra il 15 e il 17 aprile 2026, la capitale giapponese ha ospitato qualcosa che non era mai successo prima: una delegazione di circa 30 ambasciatori permanenti della NATO ha visitato Tokyo in blocco, incontrandosi con ministri e alti funzionari del governo giapponese. È la più grande delegazione di questo tipo che l’Alleanza Atlantica abbia mai mandato in Giappone — un segnale che, nei fatti, dice qualcosa di molto preciso su dove si sta spostando il centro di gravità della sicurezza globale.

Secondo il Japan Times, l’obiettivo della visita era esplorare come tradurre in cooperazione concreta la partnership in evoluzione tra la NATO e Tokyo — dai legami nell’industria della difesa alle tecnologie avanzate, fino alle risposte condivise alle minacce emergenti.

Cos’è la NATO e che cosa c’entra con il Giappone

La NATO — Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord — è l’alleanza militare che unisce 32 paesi dell’America settentrionale e dell’Europa, fondata nel 1949 con l’obiettivo originario di difendersi da una possibile aggressione sovietica. Il Giappone non ne fa parte, né potrà farne parte secondo le regole attuali, perché è geograficamente nell’Indo-Pacifico e non nell’area Euro-Atlantica. Eppure negli ultimi anni i due si sono avvicinati in modo significativo.

Il Giappone è uno dei quattro paesi dell’Indo-Pacifico — insieme ad Australia, Corea del Sud e Nuova Zelanda — che la NATO ha formalmente riconosciuto come partner privilegiati. Dal 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina e il crescente attivismo militare della Cina in Asia, quella partnership si è intensificata rapidamente. Il Giappone ha stabilito una missione diplomatica permanente presso il quartier generale della NATO a Bruxelles nel gennaio 2025, e i contatti tra i due si moltiplicano su temi come la cyberdifesa, l’industria della difesa e la sicurezza marittima.

Perché i diplomatici NATO sono venuti proprio adesso

La visita arriva in un momento geopolitico particolarmente denso. L’Europa è ancora impegnata nel sostegno all’Ucraina contro la Russia. In Asia, la Cina continua ad aumentare la pressione su Taiwan e nel Mar della Cina Meridionale. E dall’inizio di marzo 2026, la guerra tra Stati Uniti e Iran ha chiuso di fatto lo Stretto di Hormuz, creando uno shock energetico che colpisce sia il Giappone sia l’Europa.

Al termine della visita, il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi ha incontrato i rappresentanti permanenti della NATO al ministero degli Esteri di Tokyo: i temi discussi hanno incluso l’invasione russa dell’Ucraina, la situazione legata alla Cina, i programmi nucleari della Corea del Nord, e la crisi in Iran. Motegi ha sottolineato che “la sicurezza dell’area Euro-Atlantica e quella dell’Indo-Pacifico sono inseparabili”.

È una frase che si sente spesso nei comunicati ufficiali, ma che riflette un cambio reale di paradigma: fino a pochi anni fa, la NATO guardava all’Asia come a un problema altrui. Oggi considera il Giappone un pezzo fondamentale del sistema di sicurezza globale che vuole proteggere.

Il “riarmo” giapponese e la logica della cooperazione

Perché la NATO è così interessata al Giappone proprio adesso? La risposta ha a che fare con una trasformazione storica in corso nell’arcipelago. Dopo decenni di spesa militare tenuta artificialmente bassa — intorno all’1% del PIL, in parte per scelta costituzionale, in parte per pressioni interne — il governo giapponese ha avviato un programma di rafforzamento delle forze di autodifesa senza precedenti nel dopoguerra. Nel bilancio 2026, la spesa per la difesa ha raggiunto il 2% del PIL con due anni di anticipo rispetto agli obiettivi fissati.

Due degli ambasciatori presenti nella delegazione hanno detto al Japan Times che la partnership potrebbe funzionare come un “moltiplicatore di forza”, combinando la capacità tecnologica e industriale del Giappone con l’esperienza operativa della NATO e le sue crescenti necessità militari. In pratica: il Giappone produce tecnologia avanzata che l’Europa vuole comprare o condividere, e la NATO ha la dottrina e l’infrastruttura operativa che il Giappone sta cercando di sviluppare.

Un cambio di rotta che avrebbe sorpreso chiunque vent’anni fa

La visita degli ambasciatori NATO a Tokyo non è un episodio isolato — è l’ultimo di una serie di passi che stanno ridisegnando la postura internazionale del Giappone. Un paese che per decenni ha fatto della non-belligeranza un principio identitario si trova oggi a ospitare la più grande delegazione di sicurezza europea della sua storia, a discutere di cooperazione industriale militare, e a prepararsi a un eventuale coinvolgimento in scenari di crisi che vanno dall’Ucraina allo Stretto di Hormuz.

Non è ancora chiaro dove porterà questa traiettoria. Ma la visita di questa settimana certifica che il Giappone non è più solo uno spettatore delle crisi globali: è diventato un attore che le potenze occidentali vogliono al proprio fianco.

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