
La Costituzione del Giappone non è mai stata modificata da quando è entrata in vigore nel 1947. Non una virgola, non un paragrafo, nulla. È uno dei documenti fondativi più longevi e immutati del mondo democratico. E ora, per la prima volta nella storia del dopoguerra, il processo verso una vera revisione sembra aver fatto un passo concreto.
Il 9 aprile 2026, i partiti della coalizione di governo — il Partito Liberal Democratico (LDP) e il suo alleato Japan Innovation Party (JIP) — hanno proposto formalmente di istituire una commissione di redazione degli emendamenti costituzionali all’interno della Commissione sulla Costituzione della Camera dei Rappresentanti — la camera bassa del Parlamento giapponese, chiamato Dieta. Cinque partiti di opposizione hanno anch’essi espresso le proprie posizioni sul come procedere.
Cos’è l’Articolo 9 e perché è così importante
Per capire la portata di questa notizia, bisogna partire da una delle norme più famose del diritto costituzionale mondiale: l’Articolo 9 della Costituzione giapponese. Scritto sotto la supervisione delle forze di occupazione americane nel dopoguerra, questo articolo stabilisce che il Giappone rinuncia per sempre alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e si impegna a non mantenere forze armate destinate alla guerra.
In pratica, il Giappone ha aggirato questa norma negli anni istituendo le Forze di Autodifesa — le Jietai — presentate formalmente come un corpo di difesa e non un esercito vero e proprio. Ma questa costruzione giuridica è sempre stata contestata da chi sosteneva che le Forze di Autodifesa fossero di fatto un esercito come gli altri, e che la loro esistenza fosse in contraddizione con la lettera dell’Articolo 9.
Cosa è successo questa settimana al parlamento
Nel corso della prima seduta della commissione costituzionale della sessione parlamentare in corso, l’LDP ha proposto di passare a una fase di redazione vera e propria dei testi degli emendamenti. Il deputato LDP Yoshitaka Shindo ha dichiarato che il piano per introdurre un articolo sulle emergenze nazionali “ha finalmente raggiunto la fase in cui è possibile elaborare una bozza”. L’LDP discute questa norma da anni: permetterebbe al premier di dichiarare lo stato d’emergenza in caso di invasione straniera o catastrofe grave, con poteri eccezionali di governo.
Parallelamente, il 10 aprile 2026 l’LDP ha pubblicato un nuovo documento di visione del partito nel quale afferma che la revisione costituzionale è “urgentemente necessaria” e che il Giappone deve creare la propria Costituzione “con le proprie mani e insieme al suo popolo”.
I due obiettivi principali della revisione
Due sono i cambiamenti su cui si concentra il dibattito. Il primo è inserire nella Costituzione un riferimento esplicito alle Forze di Autodifesa, per mettere fine alla storica ambiguità sulla loro legittimità costituzionale. Il secondo è introdurre un nuovo articolo sulle emergenze nazionali, per dotare il governo di strumenti legali chiari in caso di crisi gravi — dai disastri naturali (i terremoti, lo tsunami) agli scenari di sicurezza con Cina e Corea del Nord sempre più complessi.
Perché cambiare la Costituzione è così difficile
Modificare la Costituzione giapponese non è semplice. Richiede l’approvazione di due terzi dei membri di entrambe le camere del Parlamento, seguita da un referendum popolare in cui deve prevalere la maggioranza semplice. L’LDP persegue questo obiettivo sin dalla sua fondazione nel 1955, ma non è mai riuscito a raccogliere il consenso necessario.
Oggi il quadro politico è cambiato: dopo le elezioni di febbraio 2026, l’LDP ha ottenuto una larga maggioranza alla Camera Bassa insieme al suo alleato JIP. La proposta di una commissione di redazione — non più solo di discussione — è il segnale che questa volta il governo intende davvero avanzare verso un voto. Ci vorrà ancora del tempo, e i risultati non sono certi, ma il Giappone si trova più vicino a cambiare la sua Costituzione pacifista di quanto sia mai stato dal 1947.
Tuttavia, il percorso verso la riforma non è privo di ostacoli sociali e tensioni civili: proprio mentre il Parlamento accelera l’iter legislativo, l’opinione pubblica resta profondamente spaccata, come dimostrano le decine di migliaia di persone scese in piazza a Tokyo contro il governo e la guerra per difendere l’attuale identità pacifista del Paese.

