Il Giappone non riesce ad approvare il budget in tempo

Venerdì 27 marzo il governo ha dovuto varare un budget provvisorio per la prima volta in 11 anni. È un segnale che la prima ministra Takaichi, pur avendo vinto le elezioni con una maggioranza schiacciante, fatica a governare quando i numeri in Parlamento non le danno ragione.

Venerdì scorso il governo giapponese ha approvato un budget provvisorio da 8,56 trilioni di yen (circa 53 miliardi di euro) per coprire le spese dei primi 11 giorni di aprile, perché non è riuscito a far approvare il budget annuale in tempo per l’inizio del nuovo anno fiscale, che in Giappone inizia il 1° aprile. È la prima volta che succede dal 2015, ed è un segnale politico importante: nonostante la vittoria schiacciante alle elezioni di febbraio, la prima ministra Sanae Takaichi sta scoprendo che avere una super-maggioranza in un ramo del Parlamento non basta per governare senza compromessi.

Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro e guardare com’è strutturato il sistema parlamentare giapponese.

Le due Camere e il problema dei numeri

Il Parlamento giapponese, chiamato Dieta (Kokkai), è composto da due Camere: la Camera dei Rappresentanti (Shūgiin), che è la Camera Bassa, e la Camera dei Consiglieri (Sangiin), che è la Camera Alta. La prima ha 465 membri eletti per quattro anni, la seconda ne ha 248 eletti per sei anni (con metà Camera rinnovata ogni tre anni).

La particolarità del sistema giapponese è che le due Camere hanno poteri molto diversi in materia di bilancio. La Costituzione stabilisce che la Camera Bassa ha la precedenza costituzionale sul budget: se le due Camere non trovano un accordo, il budget viene automaticamente approvato 30 giorni dopo il passaggio alla Camera Bassa, anche senza il voto della Camera Alta. Questo significa che, tecnicamente, il budget dell’8 febbraio presentato da Takaichi entrerà comunque in vigore il 12 aprile.

Ma allora perché tutto questo problema? Perché in politica la forma conta quanto la sostanza. Far approvare un budget utilizzando la scorciatoia costituzionale invece che attraverso il normale processo parlamentare è un segnale di debolezza, non di forza. E Takaichi lo sa bene.

La vittoria di febbraio che ha cambiato tutto

Per capire la situazione attuale bisogna tornare all’8 febbraio 2026, quando si sono tenute le elezioni anticipate per la Camera Bassa. Takaichi, diventata prima ministra a febbraio 2026 (la prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia giapponese), aveva convocato elezioni anticipate per rafforzare la sua posizione. E il risultato è stato straordinario: il Partito Liberal Democratico (LDP) ha ottenuto 316 seggi, la percentuale più alta nella storia del partito dal dopoguerra, passando dai 198 seggi che aveva prima delle elezioni.

Con il suo partner di coalizione, il Partito dell’Innovazione del Giappone (Ishin no Kai), Takaichi ha ottenuto 352 seggi su 465, cioè oltre i due terzi della Camera. Questo le dà una super-maggioranza, che in Giappone significa poter modificare la Costituzione (serve il voto favorevole di due terzi in entrambe le Camere) e, soprattutto, poter approvare leggi anche se la Camera Alta le boccia.

Il problema è che nella Camera Alta i numeri sono molto diversi. Qui il governo non ha la maggioranza: nella Commissione Bilancio della Camera Alta, l’LDP ha solo 19 seggi su 45, ben lontano dal controllo. Anche con il sostegno di Ishin, non basta. E questo ha trasformato quello che doveva essere un passaggio formale in un vero ostacolo politico.

Perché Takaichi voleva approvare il budget entro marzo

Questa mossa ha provocato le proteste furiose delle opposizioni, che hanno accusato il governo di non rispettare il processo democratico. E quando il budget è arrivato alla Camera Alta, le opposizioni hanno fatto muro: hanno chiesto tempi di discussione adeguati e hanno minacciato di boicottare completamente i lavori parlamentari se il governo non avesse accettato di preparare un budget provvisorio e rallentare il processo.

Il 31 marzo non era solo una scadenza tecnica per l’inizio dell’anno fiscale. Era diventato un marcatore politico che Takaichi stessa aveva scelto. Mancare quella scadenza significa che il suo controllo parlamentare, pur schiacciante sulla carta, ha dei limiti concreti quando si tratta di governare.

Cosa contiene il budget (e perché fa discutere)

Il budget che sta causando tutti questi problemi è significativo per diversi motivi. Primo, è il più grande della storia giapponese: 122,31 trilioni di yen, circa 760 miliardi di euro. Secondo, include per la prima volta nella storia spese per la difesa superiori ai 9 trilioni di yen (circa 56 miliardi di euro), un dato che ha suscitato molte controversie.

L’aumento delle spese militari si inserisce in un più ampio processo di “normalizzazione” delle Forze di Autodifesa giapponesi (il nome formale dell’esercito giapponese, che tecnicamente non può essere chiamato “esercito” per via dell’Articolo 9 della Costituzione pacifista). Takaichi ha promesso di raggiungere l’obiettivo del 2% del PIL in spese militari richiesto dalla NATO – anche se il Giappone non è membro dell’alleanza – in anticipo di due anni rispetto al calendario originale.

Ma il budget non contiene solo spese militari. Include anche finanziamenti per nuovi programmi sociali, come la gratuità delle rette delle scuole superiori, una misura che partirà da aprile. Ed è proprio per non bloccare questi programmi che il governo ha dovuto preparare il budget provvisorio, che copre non solo le spese essenziali come pensioni e assistenza sanitaria, ma anche queste nuove iniziative.

Il budget provvisorio: una soluzione tecnica con un peso politico

Il budget provvisorio, che il Parlamento dovrebbe approvare lunedì 30 marzo, è il primo in 11 anni. L’ultima volta era successo nel 2015, quando l’allora primo ministro Shinzo Abe aveva convocato elezioni anticipate a dicembre 2014, ritardando l’approvazione del budget annuale.

Dei 8,56 trilioni di yen previsti, 2,7 trilioni andranno a programmi di sicurezza sociale, incluse pensioni e assistenza sociale. Il resto coprirà sussidi ai governi locali e le nuove misure previste per aprile, come i 47,7 miliardi di yen per ampliare i sussidi alle rette delle scuole superiori private e i 14,9 miliardi per sostenere le mense scolastiche nelle scuole elementari.

Tecnicamente, il budget provvisorio scomparirà automaticamente una volta che il budget annuale sarà approvato (cosa che, per via della precedenza costituzionale della Camera Bassa, avverrà comunque il 12 aprile). Ma il suo valore è simbolico: dimostra che Takaichi ha dovuto cedere alle richieste delle opposizioni.

Cosa ci dice questa vicenda sulla politica giapponese

Questa situazione racconta molto dello stato attuale della politica giapponese. Dopo decenni in cui il Partito Liberal Democratico ha governato praticamente senza interruzioni (dal 1955 a oggi, con solo brevi parentesi di governi di coalizione), il sistema sta cambiando.

Il vecchio modello prevedeva che l’LDP governasse in coalizione con il Kōmeitō, un piccolo partito moderato legato alla grande organizzazione buddhista laica Soka Gakkai. Questa alleanza, durata 26 anni, si è rotta nell’ottobre 2025, e Takaichi ha dovuto trovare un nuovo partner: Ishin, un partito conservatore ma più nazionalista e favorevole a riforme drastiche.

Il problema è che questa nuova coalizione, pur avendo i numeri alla Camera Bassa, non ha la maggioranza nella Camera Alta. E questo costringe Takaichi a negoziare con le opposizioni su ogni singola legge che non può permettersi di far passare con la forza dei numeri.

La vicenda del budget mostra anche un altro aspetto della politica giapponese contemporanea: la crescente frammentazione del sistema. Accanto all’LDP e alle opposizioni tradizionali (come il Partito Costituzionale Democratico), stanno emergendo nuovi attori politici – alcuni più a destra dell’LDP stesso, altri più centristi – che rendono il quadro più complicato da gestire.

Il contesto più ampio: le sfide che attendono Takaichi

La questione del budget non è l’unico problema sul tavolo di Takaichi. La prima ministra si trova ad affrontare contemporaneamente diverse crisi: la guerra in Medio Oriente che sta facendo salire il prezzo del petrolio (il Giappone importa oltre il 90% della sua energia), lo yen debole che alimenta l’inflazione, le tensioni con gli Stati Uniti sui dazi commerciali imposti dall’amministrazione Trump, e la pressione demografica di una società sempre più anziana.

Sul fronte della politica estera, Takaichi ha promesso un ruolo più assertivo per il Giappone sulla scena internazionale. Ha aumentato la cooperazione militare con Stati Uniti, Australia e paesi europei, e sta cercando di posizionare il Giappone come mediatore nella crisi iraniana (il Giappone, a differenza della maggior parte dei paesi del G7, ha relazioni relativamente buone con l’Iran).

Ma tutte queste ambizioni richiedono risorse e stabilità politica. E la vicenda del budget dimostra che, nonostante la vittoria elettorale schiacciante, quella stabilità non è garantita.

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