
Negli ultimi giorni, sui social network come TikTok e Instagram, è diventato virale un nuovo tipo di contenuto: video che prendono in giro la mania di idealizzare il Giappone. Si chiama “Japan effect” e rappresenta una reazione, soprattutto da parte dei giovani della Generazione Z, alla mole di contenuti che dipingono il Paese come un luogo perfetto, quasi fuori dal mondo.
L’idea di base è semplice: basta aggiungere al sottotitolo di un video una scritta come “Tokyo, Japan” e un emoji di un fiore di ciliegio per trasformare una strada urbana qualunque in un luogo magico e desiderabile. Per chi fa questo tipo di satira, si tratta di smontare gli stereotipi che, negli ultimi anni, hanno alimentato un vero e proprio boom turistico.
Cos’è il “Japan effect” e perché sta spaccando il web
Il termine è stato coniato per descrivere la tendenza, diffusissima online, di esaltare in modo eccessivo qualsiasi cosa provenga dal Giappone. Il fenomeno ha radici profonde: da un lato c’è il successo planetario di anime, manga e videogiochi (come Pokémon), dall’altro lo yen debole che ha reso il Paese particolarmente conveniente per i turisti stranieri.
Nel 2025, il Giappone ha stabilito un record storico con 42,7 milioni di visitatori stranieri . Questa ondata di turismo, però, ha portato con sé un effetto collaterale: la crescente frustrazione di chi abita nelle città più visitate, come Kyoto, dove i residenti sono stufi della calca di turisti in cerca del selfie perfetto.
La satira della Gen Z (i nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2010) colpisce proprio questo aspetto. Non si contesta il Giappone in sé, ma il modo in cui viene raccontato da chi lo visita. Un fenomeno che alcuni esperti definiscono “glazing”, un gergo che significa lodare qualcosa in modo esagerato e acritico .
“Il Giappone non è così pulito”: il reality check dei residenti
Uno dei miti più diffusi, e presi di mira dalla satira, è quello dell’igiene quasi maniacale. C’è una percezione comune, amplificata dai social, che le strade giapponesi siano così immacolate da poterci camminare a piedi nudi.
A smontare questo mito ci hanno pensato alcuni content creator, come la coppia statunitense The Hitobito, che ha mostrato in un video le proprie calze bianche diventate nere dopo una giornata normale in città, con la didascalia: “Il Giappone è pulito, ma NON così tanto” .
Questa dissonanza tra l’immagine patinata e la realtà viene sottolineata anche da chi il Giappone lo vive tutti i giorni. Marika Sato, una professionista del marketing di Tokyo che collabora con il progetto “Blossom The Project” (un account Instagram che si occupa di temi sociali), ha spiegato che il mondo degli anime, da cui molti traggono la loro idea di Giappone, è spesso molto diverso dalla società reale. “Molte donne”, ha ricordato Sato, “hanno subito molestie” , un problema serio di cui raramente si parla nei video che celebrano il Paese.
Anche la graphic designer Maya Kubota ha detto di apprezzare l’interesse per il suo Paese, ma di provare un senso di disagio quando sente commenti come “I giapponesi sono di un altro livello” .
Non solo satira: conseguenze reali
La discussione, iniziata come un semplice meme, ha avuto conseguenze concrete. Le autorità giapponesi hanno già preso provvedimenti per gestire l’overtourism (l’eccesso di turismo). Proprio in questi giorni, un festival dedicato alla fioritura dei ciliegi (hanami) che offriva una vista molto “instagrammabile” sul Monte Fuji è stato cancellato a causa delle proteste dei residenti, stanchi di turisti indisciplinati e dell’affollamento .
Secondo Seio Nakajima, professore alla Waseda University (una delle università più prestigiose del Giappone), il fenomeno è legato a una tradizione culturale profonda. “Le persone associano il Giappone a immagini curate”, ha detto Nakajima all’AFP, l’agenzia di stampa francese . Secondo lui, l’attenzione maniacale per la “forma” tipica della cultura giapponese (si pensi alla complessità del linguaggio di cortesia o alla cura nel confezionare un regalo) fa sì che i contenuti diventino virali più facilmente, perché sono belli da vedere senza bisogno di pensarci troppo.
Tuttavia, avverte Nakajima, questa è solo una parte della realtà: “Il Giappone non è sempre pulito ed estetico” .
Un dibattito che fa bene
Nonostante il malcontento e la satira, l’amore per il Giappone rimane fortissimo. Turisti incontrati dall’AFP nel mercato di Tsukiji a Tokyo hanno detto di aver trovato il Paese all’altezza delle aspettative. Tuttavia, il dibattito in corso è un segnale importante. Mostra che, dopo anni di narrazione univoca, si sta facendo spazio una riflessione più matura sul modo in cui viaggiamo, consumiamo contenuti e raccontiamo le culture altrui.
In un’epoca in cui i social ci bombardano di immagini perfette, il “Japan effect” è un promemoria utile: nessun Paese è una cartolina.

