In Giappone i prezzi del cibo stanno salendo per colpa della plastica

Japanese snack packages with price tags in yen
Japanese snack packages with price tags in yen

Il prezzo di un sacchetto di Pocky — i famosi biscotti al cioccolato prodotti da Ezaki Glico, uno degli snack più iconici del Giappone — è aumentato. Da circa 238 yen a 245 yen per confezione, a partire da maggio. Non è una grande cifra, ma la causa è sorprendente: non l’inflazione dei salari, non i dazi, non il costo delle materie prime alimentari. È la guerra in Iran, che ha fatto salire il prezzo della plastica con cui sono confezionati gli alimenti.

Secondo una ricerca pubblicata il 30 aprile dalla Teikoku Databank — una delle principali società di analisi economica del Giappone — i principali produttori alimentari giapponesi hanno annunciato aumenti di prezzo per 70 prodotti nel mese di maggio 2026. Tra questi, 38 snack, 16 alimenti trasformati e 16 bevande. I produttori chimici stanno aumentando i prezzi dei materiali da imballaggio alimentare a causa del forte aumento del prezzo della nafta.

Il collegamento inaspettato: dalla guerra alla nafta alla plastica al supermercato

Per capire questa storia bisogna capire cosa è la nafta e dove si produce. La nafta è un derivato del petrolio — una frazione leggera che si ottiene dalla raffinazione del greggio — e viene usata come materia prima di base nell’industria petrolchimica. Serve, tra le molte applicazioni, a produrre le resine plastiche da cui si ricavano bottiglie, pellicole trasparenti, imballaggi flessibili: in sostanza, quasi tutto ciò che avvolge il cibo che troviamo al supermercato.

La guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata il 28 febbraio 2026, ha di fatto bloccato il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz — il passaggio tra Iran e Oman attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale. Questo ha ridotto drasticamente la disponibilità di nafta, una componente critica nella produzione degli imballaggi di plastica. Meno nafta disponibile significa costi più alti per i produttori di plastica, che trasferiscono i rincari ai produttori alimentari, che a loro volta li trasferiscono ai consumatori.

Quali prodotti costeranno di più e di quanto

Gli aumenti di maggio sono relativamente contenuti. Ezaki Glico aumenterà il prezzo dei Pocky da circa 238 yen a 245 yen per confezione. Secondo la Teikoku Databank — la cui ricerca copre 195 produttori — gli aumenti di maggio rappresentano una diminuzione dell’85,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando le ondate di rincari erano state molto più massicce.

In apparenza, quindi, sembra una buona notizia. Ma la Teikoku Databank avverte che la situazione potrebbe cambiare rapidamente.

Perché in estate la situazione potrebbe peggiorare molto

Un funzionario della Teikoku Databank ha avvertito che i produttori potrebbero affrettarsi ad aumentare i prezzi di molti prodotti alimentari in estate e in autunno, citando le preoccupazioni sulla fornitura di nafta legate alla guerra in Iran. Il numero relativamente basso di aumenti a maggio riflette il fatto che molte aziende hanno ancora scorte acquistate a prezzi precedenti — ma quando quelle scorte si esauriranno, i prezzi più alti si faranno sentire in modo più brutale.

C’è poi un ulteriore elemento che preoccupa gli analisti. Il governo giapponese ha annunciato il rilascio di 36 milioni di barili di riserve petrolifere strategiche a partire dal 1° maggio 2026 — equivalenti a circa 20 giorni di consumo nazionale — per cercare di contenere il rincaro dell’energia. È una misura tampone che può alleviare la pressione nel breve periodo, ma non risolve il problema strutturale: finché lo Stretto di Hormuz resterà chiuso, la catena di approvvigionamento energetica giapponese rimarrà sotto pressione. E le conseguenze si faranno sentire, pezzo per pezzo, sugli scaffali dei supermercati.

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