ITADAKIMASU a Milano: la cucina degli anime in mostra

Bowl of ramen with egg, pork, and seaweed alongside bento box with rice, vegetables, chicken, and dumplings
Bowl of ramen with egg, pork, and seaweed alongside bento box with rice, vegetables, chicken, and dumplings

C’è una parola che i giapponesi pronunciano ogni volta che si siedono a tavola — prima di qualsiasi pasto, a casa, al ristorante, anche davanti a un bento comprato al convenience store. Quella parola è itadakimasu (いただきます), e si traduce più o meno come “ricevo umilmente questo cibo”. È un ringraziamento rivolto a tutto ciò che ha reso possibile il pasto: gli animali, le piante, il cuoco, la terra. È uno dei gesti quotidiani più carichi di significato della cultura giapponese. Ed è anche il titolo della mostra che si può visitare fino al 5 luglio 2026 a Milano, presso lo Spazio Varesina 204 di Via Varesina 204: un percorso immersivo dedicato al cibo degli anime giapponesi — quei cartoni animati che da decenni influenzano la cultura popolare mondiale — e al suo significato culturale.

Cosa sono gli anime e perché il cibo è così importante

Gli anime (アニメ) sono i film e le serie animate giapponesi. In Giappone il termine indica qualsiasi produzione animata, ma in tutto il mondo è diventato sinonimo dello stile visivo e narrativo tipicamente giapponese: linee pulite, occhi grandi, una cura maniacale per i dettagli, e storie che non si rivolgono solo ai bambini. Studi come lo Studio Ghibli — quello di Il mio vicino Totoro, La città incantata, Principessa Mononoke — hanno portato l’animazione giapponese ai vertici della critica internazionale, con premi Oscar e proiezioni nei musei d’arte di tutto il mondo.

In moltissimi anime, il cibo non è un dettaglio di sfondo: è una parte centrale della narrazione. I personaggi cucinano con cura visibile, assaporano il primo boccone con espressioni di puro stupore, condividono pasti che segnano alleanze e riconciliazioni. La mostra accompagna i visitatori in un viaggio immersivo alla scoperta dei piatti più iconici dell’animazione giapponese: dai ramen di Naruto agli onigiri di Totoro, fino ai bentō dei grandi maestri come Miyazaki, Oda e Kishimoto.

Cosa si trova dentro: nove sale e trenta anni di animazione

L’itinerario è articolato in nove sale scenografiche e propone 16 video-ricette originali, 38 sculture realizzate con la tecnica giapponese dello shokuhin sampuru, 14 stampe ukiyo-e, 22 poster relativi allo Studio Ghibli, 37 poster di anime giapponesi e illustrazioni di artisti contemporanei.

Lo shokuhin sampuru (食品サンプル) merita una spiegazione a parte: sono le riproduzioni in resina o cera del cibo esposte nelle vetrine dei ristoranti giapponesi. Chi è stato in Giappone le ha certamente notate — piatti di ramen perfetti, sushi tridimensionale, parfait di fragole — realizzate con una cura artigianale che rasenta il maniacale. Nascono nella prima metà del Novecento come strumento di marketing per i ristoranti, ma oggi sono diventate una forma d’arte collezionabile, con botteghe artigiane a Osaka che tramandano la tecnica da generazioni.

Di particolare interesse è anche la possibilità di esibirsi in un caratteristico cafè giapponese sul palco di un vero karaoke, cantando le sigle degli anime più amati. Il karaoke (カラオケ), parola composta da kara (vuoto) e ōkesutora (orchestra), è nato in Giappone negli anni Settanta come intrattenimento da locale, e oggi è un’istituzione sociale: si va al karaoke tra amici, tra colleghi, spesso da soli in cabine private chiamate karaoke box. Non è semplicemente cantare: è un rito collettivo di liberazione.

Perché il cibo giapponese negli anime non è mai casuale

C’è una ragione profonda per cui i grandi autori di anime dedicano tanto tempo e attenzione alla rappresentazione del cibo. In Giappone, preparare e condividere un pasto è un atto denso di implicazioni sociali e filosofiche. Il concetto di mottainai (もったいない) — che esprime il rammarico per lo spreco, l’importanza di usare ogni cosa fino in fondo — si applica al cibo come a tutto il resto. La cerimonia del tè, che è la forma più formalizzata di ospitalità giapponese, è in fondo una celebrazione del momento in cui si prepara e si offre qualcosa da bere.

Nei film di Hayao Miyazaki, fondatore dello Studio Ghibli, i personaggi mangiano sempre con gusto e attenzione. Non è un caso: Miyazaki ha dichiarato più volte che mostrare il cibo con cura è un modo per affermare la dignità della vita quotidiana, contro l’idea che solo le grandi avventure meritino di essere raccontate.

Informazioni pratiche

Sede: Spazio Varesina 204, Via Varesina 204 – Milano

Date: aperta fino al 5 luglio 2026

Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 10:00–19:00; sabato, domenica e festivi ore 10:00–20:00; lunedì chiuso. Ultimo accesso un’ora prima della chiusura

Biglietto: Intero €15,50, Ridotto €13,00

Info: info@mostraitadakimasu.it — Tel. 333 681 1415

Sito ufficiale: mostraitadakimasu.it

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