La Banca del Giappone prepara una revisione al rialzo dell’inflazione

Balance scale with coins on one side and a small crude oil barrel labeled '55 US gallons Property of Global Petro WTI' on the other side
Balance scale with coins on one side and a small crude oil barrel labeled '55 US gallons Property of Global Petro WTI' on the other side

Per oltre trent’anni il Giappone ha convissuto con un problema che pochi paesi nel mondo sviluppato hanno mai dovuto affrontare: la deflazione, ovvero la discesa costante dei prezzi. Una situazione in apparenza vantaggiosa per i consumatori, ma in realtà paralizzante per l’economia. Poi, dal 2022, i prezzi hanno cominciato a salire. E ora la Banca del Giappone si trova a fare i conti con un’inflazione più alta del previsto — ma generata dalla causa sbagliata.

Secondo fonti vicine alla Bank of Japan (BOJ) — la banca centrale del Giappone, equivalente alla Banca Centrale Europea per l’Eurozona — il consiglio si prepara a discutere un significativo rialzo delle previsioni sull’inflazione alla riunione di politica monetaria del 27 e 28 aprile 2026. Il motivo principale è che i prezzi del petrolio sono schizzati di circa il 50% dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, scoppiata il 28 febbraio.

Cos’è la Banca del Giappone e perché le sue decisioni contano

La Banca del Giappone (BOJ) è la banca centrale del paese: controlla i tassi di interesse, gestisce la moneta e cerca di mantenere stabile l’economia. È l’equivalente della Federal Reserve americana o della BCE europea. Le sue decisioni sui tassi di interesse influenzano direttamente il costo dei mutui, il tasso di cambio dello yen, i rendimenti dei titoli di Stato e in ultima istanza il costo della vita per milioni di famiglie giapponesi.

Fino al 2023, la BOJ aveva tenuto i tassi praticamente a zero per decenni nel tentativo di stimolare l’economia e combattere la deflazione. Da quando i prezzi hanno ricominciato a salire, ha avviato una lenta normalizzazione — portando il tasso di riferimento allo 0,75% entro fine 2025, il livello più alto dal 1995.

Il paradosso dell’inflazione giapponese: buona o cattiva?

La BOJ si trova di fronte a un dilemma complicato. L’inflazione che la banca cercava da trent’anni era quella generata da stipendi più alti e consumi più vivaci — un segnale di economia in salute. L’inflazione che si trova ad affrontare ora è in parte diversa: è trainata dal prezzo del petrolio, cioè da un fattore esterno su cui il Giappone non ha nessun controllo.

I funzionari della BOJ stanno considerando di alzare la previsione di inflazione per l’anno fiscale in corso dall’attuale 1,9% a un livello superiore, e allo stesso tempo di abbassare le previsioni di crescita economica. I rialzi del prezzo del petrolio hanno storicamente pesato sull’economia giapponese peggiorando la bilancia commerciale, dato che il paese importa quasi tutti i suoi combustibili dall’estero.

In sostanza: più petrolio costa, più il Giappone spende all’estero, meno soldi rimangono in circolazione nell’economia interna, e la crescita rallenta — mentre l’inflazione sale. È la combinazione peggiore: prezzi più alti e meno benessere.

La riunione del 27-28 aprile: un appuntamento sotto pressione

Secondo un ex funzionario della BOJ intervistato il 13 aprile, la riunione di fine aprile “sarà una riunione dove il risultato è impossibile da prevedere”. Sul mercato degli swap overnight — uno strumento finanziario usato dagli operatori per scommettere sulle decisioni delle banche centrali — le probabilità di un rialzo dei tassi sono scese al 44%, dopo essere state intorno al 60% la settimana precedente.

Questa incertezza è insolita per la BOJ, che di solito segnala con largo anticipo le proprie mosse. Indica che la decisione è davvero in bilico tra chi vuole alzare i tassi per frenare l’inflazione e chi preferisce aspettare di capire come si evolverà la crisi in Medio Oriente.

Cosa significa per le famiglie giapponesi

Per chi non conosce la finanza, tutto questo può sembrare astratto. Ma l’impatto concreto è semplice: se la BOJ alza i tassi, i mutui a tasso variabile diventano più cari, le aziende pagano di più per i prestiti e alcune potrebbero assumere meno o tagliare i salari. Se invece non li alza, lo yen potrebbe indebolirsi ulteriormente, rendendo le importazioni ancora più costose — e il Giappone importa quasi tutto: petrolio, gas, molte materie prime alimentari.

L’eventuale rialzo delle previsioni sull’inflazione che la BOJ sta preparando non è un numero tecnico per economisti. È il riconoscimento ufficiale che la vita quotidiana in Giappone sta diventando più cara più in fretta di quanto si pensasse — e che la strada per trovare un equilibrio tra prezzi stabili e crescita economica è ancora lunga.

Scopri di più da Angolo Nippon

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere