L’ex campione di sumo Terunofuji è stato declassato per violenza

Terunofuji è stato per anni il lottatore di sumo più forte del mondo. Yokozuna — il titolo più alto nel sumo, assegnato a vita ai campioni che raggiungono il massimo assoluto — aveva scritto una delle storie sportive più straordinarie degli ultimi decenni. Il 9 aprile 2026, la Japan Sumo Association ha deciso di declassarlo di un grado e di ridurgli lo stipendio del 10% per tre mesi per aver usato violenza fisica su un lottatore della sua scuderia.

Non è la prima volta che lo scandalo tocca il sumo. Ma che coinvolga un ex yokozuna così amato e rispettato rende questa vicenda particolarmente pesante.

Chi è Terunofuji: la storia di un ritorno leggendario

Per capire il peso di questa notizia, bisogna prima capire chi è Terunofuji e cosa rappresenta nel sumo. Il sumo è lo sport nazionale del Giappone per eccellenza: un’arte marziale antica centinaia di anni, con rituali shintoisti, regole rigidissime e una gerarchia di ranghi che i lottatori scalano lentamente nel corso di carriere lunghissime. I tornei ufficiali — i basho — si tengono sei volte l’anno, ciascuno della durata di quindici giorni.

Terunofuji — nome d’arte del lottatore mongolo Gantulgyn Gan-Erdene, nato nel 1991 — aveva vissuto una delle vicende sportive più incredibili degli anni recenti. Dopo essere salito al secondo rango più alto, l’ozeki, era stato costretto a scendere fino ai gradini più bassi della gerarchia per via di gravi infortuni alle ginocchia. In pochi anni era risalito dalla divisione più bassa al vertice assoluto, diventando il 73° yokozuna della storia. Era ritirato dal ring dal gennaio 2026 e dal giugno 2025 gestiva la propria scuderia — l’Isegahama stable.

Cosa è successo: la storia dello scandalo

Secondo la Japan Sumo Association, durante una festa a fine febbraio 2026, il lottatore Hakunofuji — 22 anni, membro della scuderia di Terunofuji — aveva toccato in modo inappropriato la coscia di una donna presente all’evento. Non era la prima volta che Hakunofuji causava problemi di questo tipo. Terunofuji lo aveva rimproverato duramente e lo aveva colpito due volte in faccia.

L’ex yokozuna si era poi autodenunciato alla Japan Sumo Association — un gesto che ha pesato positivamente nella valutazione della sanzione — e aveva dichiarato pubblicamente di aver “agito in modo irresponsabile”.

La punizione: severa o troppo mite?

L’associazione ha deciso di declassare Terunofuji da toshiyori senior — il rango che aveva all’interno del consiglio direttivo della federazione — a toshiyori ordinario, cioè il grado immediatamente inferiore. Anche Hakunofuji ha ricevuto un severo avvertimento ufficiale per il suo comportamento verso la donna.

I toshiyori sono gli ex lottatori che rimangono nell’orbita della federazione come stablemasters o coach: è un sistema tipico del sumo in cui i veterani conservano un ruolo attivo dopo il ritiro. La retrocessione di Terunofuji è dunque una sanzione nel suo nuovo ruolo da dirigente, non da atleta.

La reazione del pubblico giapponese — soprattutto online — è stata di scarsa sorpresa ma molta indignazione. In molti hanno trovato la punizione troppo mite rispetto alla gravità dell’atto, considerando che Terunofuji con il suo fisico da ex lottatore pesava circa 176 kg per 192 cm di altezza.

Il sumo e la violenza: un problema che si ripete

Il sumo ha una lunga storia di scandali legati alla violenza. Nel 2018, la federazione aveva emesso una dichiarazione solenne per annunciare che avrebbe eliminato la violenza dallo sport. Tuttavia, negli anni successivi i casi si sono ripetuti — coinvolgendo stablemasters e lottatori — con sanzioni che molti considerano sempre troppo leggere.

Il problema strutturale è la chiusura del mondo del sumo: le scuderie sono ambienti separati dalla società, dove la gerarchia è totale e la cultura del rispetto assoluto verso i superiori è radicatissima. Per i lottatori più giovani, denunciare un superiore che li maltratta è quasi impensabile. Terunofuji si è autodenunciato — e questo è stato considerato un’attenuante. Ma per molti osservatori, il fatto che sia necessario arrivarci sempre attraverso scandali pubblici dimostra che il problema culturale di fondo non è ancora risolto.

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