
In Giappone, i bambini (e i loro genitori) hanno riscoperto il fascino degli adesivi. Si chiamano “Bonbon Drop”, costano pochi euro e stanno creando code nei negozi. È il fenomeno culturale del momento.
Negli ultimi mesi, in Giappone, si è verificato un fenomeno che mescola nostalgia, commercio e psicologia sociale: una nuova, enorme mania per gli adesivi. Non si tratta dei semplici sticker che si attaccano sui quaderni, ma di piccoli oggetti collezionabili, in rilievo, lucidi, spesso ripieni di liquidi o palline colorate. A innescare la corsa all’acquisto è stato un prodotto specifico, i Bonbon Drop, ma il business ha riacceso un mercato che sembrava dimenticato dai tempi degli anni Ottanta.
Cosa sono i “Bonbon Drop”
I protagonisti di questa nuova tendenza si chiamano Bonbon Drop (o BonDoro) . Sono adesivi tridimensionali, dalla forma tondeggiante, racchiusi in una custodia di plastica dura. A differenza degli sticker tradizionali, sono spessi e spesso contengono al loro interno liquidi o piccole perline che si muovono quando li si agita (chiamati Shakashaka shiiru , dove “shakashaka” è l’onomatopea giapponese per descrivere il rumore dello scuotimento) .
Lanciati nel marzo del 2024 dall’azienda di cartoleria Q-Lia (con sede a Osaka), sono diventati un fenomeno virale solo negli ultimi mesi. Secondo un sondaggio del 2026 condotto dal sito Nifty Kids, il 70,2% dei bambini delle elementari ha dichiarato di collezionare stickers, e i Bonbon Drop sono attualmente i più ricercati . La loro caratteristica principale è l’alta qualità di stampa e la varietà di personaggi “carini” (il concetto giapponese di kawaii), che li rende perfetti per essere esposti in appositi album, chiamati shiiru-cho .
Perché NON è solo una moda
In Giappone, la vendita di questi adesivi ha assunto proporzioni tali da richiedere limiti d’acquisto nei grandi magazzini come Loft, Tokyu Hands e Village Vanguard. I negozi sono stati presi d’assalto non solo dai bambini, ma anche da adulti, in particolare donne tra i 20 e i 30 anni .
Questa ondata è stata definita dalla stampa locale come la “Reiwa sticker boom” (dal nome dell’era attuale, iniziata nel 2019). Ciò che rende interessante la notizia è la doppia anima del fenomeno: da un lato i bambini che iniziano una nuova collezione, dall’altro i genitori che rivivono la loro infanzia.
Il meccanismo della nostalgia: “Heisei Retro”
Per capire l’entusiasmo degli adulti, bisogna fare un passo indietro di circa 40 anni. Il Giappone ha già vissuto una febbre simile negli anni Ottanta. All’epoca, l’azienda Lotte lanciò gli sticker “Akuma vs. Tenshi” (Demoni contro Angeli) venduti assieme alle tavolette di cioccolato Bikkuriman. Fu un successo clamoroso, con oltre 400 milioni di unità vendute all’anno, e nacque la cultura del collezionismo e dello scambio di adesivi .
Oggi, chi era bambino negli anni ’80 e ’90 è un adulto con potere d’acquisto. Il Giappone è nel bel mezzo di una tendenza culturale chiamata “Heisei Retro” , ovvero la nostalgia per il periodo Heisei (1989-2019). Così come in Occidente si rimpiangono i jeans a vita alta o la musica degli anni ’90, in Giappone si rimpiangono gli oggetti materiali dell’infanzia. I Bonbon Drop rappresentano una versione moderna e tecnologicamente avanzata di quegli sticker, che soddisfa sia la voglia di novità dei bambini sia la nostalgia dei genitori .
Un rifugio dal digitale
Un aspetto controintuitivo di questa moda è che esplode in un paese tra i più digitalizzati al mondo. In un’epoca dominata da messaggi e social network, i giovani giapponesi sembrano aver riscoperto il piacere del tattile.
Il collezionismo di sticker è un’attività fisica: si compra la busta, si apre con cura, si tocca l’oggetto (che spesso ha texture morbide, simili a marshmallow, o liquide) e lo si posiziona fisicamente in un album. È un hobby low-tech che richiede pazienza e organizzazione. Inoltre, il costo d’ingresso è bassissimo: uno sticker sheet (foglio di adesivi) costa circa 500 yen (poco più di 3 euro) , mentre l’album si trova anche nei Daiso (i famosi “100 yen shop”) .
Come funziona il collezionismo
La dinamica è simile a quella delle figurine dei calciatori o dei calippi anni ’90 in Italia. Si compra il prodotto (solitamente un adesivo singolo o un pacchetto) e non si sa esattamente quale modello uscirà. Questo meccanismo, chiamato gacha (lo stesso dei distributori automatici con le palline), stimola la voglia di completare la collezione.
Le scuole giapponesi stanno assistendo a una vera e propria economia parallela basata sullo scambio. I bambini portano i loro shiiru-cho a scuola per scambiare i doppioni, esattamente come facevano i loro genitori trent’anni fa con i Bikkuriman. Il fatto che il fenomeno sia esploso a cavallo tra il 2025 e il 2026 lo rende uno dei primi grandi trend culturali “analogici” di quest’anno.

