
Si è conclusa oggi, 7 aprile 2026, la settimana che ha tenuto con il fiato sospeso la politica giapponese. Il governo della premier Sanae Takaichi è riuscito a ottenere l’approvazione definitiva del bilancio statale per l’anno fiscale 2026 dalla Camera Alta del Parlamento, mettendo fine a una crisi parlamentare durata settimane che ha messo a nudo la fragilità degli equilibri politici a Tokyo.
Il bilancio più grande di sempre
Il bilancio approvato oggi è il più imponente della storia del Giappone: 122.310 miliardi di yen (circa 786 miliardi di dollari), segnando un aumento del 6,3% rispetto all’anno precedente.
Le priorità riflettono le emergenze di un Paese che cambia:
Spesa sociale: 39 mila miliardi di yen per sostenere una popolazione sempre più anziana.
Difesa: Un budget record di 9 mila miliardi di yen per il potenziamento militare.
Welfare scolastico: Fondi immediati per le rette delle scuole superiori private e i sussidi per le mense nelle elementari.
Perché si è arrivati al “tempo supplementare”
In Giappone l’anno fiscale inizia il 1° aprile, ma quest’anno il governo è arrivato a quella data a mani vuote. La causa risale alla scelta della premier Takaichi di indire elezioni anticipate l’8 febbraio 2026. Sebbene il voto abbia consegnato al suo Partito Liberal Democratico (LDP) una schiacciante supermaggioranza alla Camera Bassa (316 seggi), ha lasciato il governo “zoppo” alla Camera Alta.
Per la prima volta in 11 anni, il Parlamento ha dovuto approvare un bilancio provvisorio di emergenza da 8.560 miliardi di yen per garantire i servizi essenziali (pensioni e sussidi) nella prima decade di aprile, evitando il blocco totale del Paese.
Il voto decisivo: un accordo sul filo del rasoio
La fumata bianca di oggi è arrivata solo dopo una logorante trattativa. Poiché alla Camera Alta l’LDP e i suoi alleati non raggiungono la maggioranza per soli quattro seggi, Takaichi ha dovuto negoziare fino all’ultimo minuto.
Il bilancio è passato con 125 voti favorevoli, appena sopra la soglia necessaria, grazie al sostegno cruciale di due parlamentari del Partito Conservatore del Giappone, convinti dall’impegno del governo ad aprire un tavolo di discussione sulle politiche per i residenti stranieri, e tre parlamentari indipendenti, che hanno garantito i voti mancanti per sbloccare l’impasse.
Cosa ci dice questa vicenda
La chiusura di questa partita finanziaria conferma una nuova realtà per il Giappone: nonostante il trionfo elettorale di febbraio, Sanae Takaichi non ha un assegno in bianco.
Se la Camera Bassa è saldamente nelle sue mani, ogni futura legge importante dovrà passare attraverso il “collo di bottiglia” della Camera Alta. L’accordo faticoso di oggi suggerisce che i prossimi mesi del governo saranno segnati da una negoziazione costante, dove anche il voto di un singolo senatore indipendente può determinare il destino delle riforme nazionali.

