
“Se continuiamo così, il paese scomparirà”. Non è il titolo di un film distopico, ma l’avvertimento di un’alta funzionaria giapponese. Il problema? Le nascite sono al minimo storico da oltre un decennio.
Mentre il mondo guarda al Giappone pensando ai robot, ai treni ad altissima velocità e alla tecnologia più avanzata, dentro il paese si sta consumando una crisi silenziosa ma devastante. Una crisi che riguarda le culle, non le fabbriche.
L’anno scorso, in Giappone, sono nati meno di 800.000 bambini. Lo stesso anno, sono morte circa 1,58 milioni di persone . Il rapporto è di quasi due morti per ogni nascita. E questo squilibrio va avanti da 44 anni consecutivi.
“Il paese scomparirà”: non è un’iperbole
A lanciare l’allarme più forte è stata Masako Mori, consigliere dell’allora primo ministro Fumio Kishida (oggi la premier è Sanae Takaichi, ma il problema ereditato è lo stesso). In un’intervista, Mori ha usato parole che in Giappone si sentono raramente: “Se continuiamo così, il paese scomparirà” .
Cosa significa, concretamente? Non che il Giappone sparisca dalle cartine geografiche da un giorno all’altro. Significa che il sistema di sicurezza sociale crollerà: meno giovani lavoratori significa meno tasse per pagare le pensioni e l’assistenza sanitaria degli anziani. Significa che non ci saranno abbastanza soldati per la Forza di Autodifesa Giapponese (l’esercito giapponese, che per Costituzione può solo difendere il territorio). Significa che interi villaggi, specialmente nelle campagne, diventeranno fantasma.
Non è solo un problema di “fare figli”
Spesso, in Occidente, si pensa che i giapponesi “non vogliano” avere figli. La realtà è molto più complessa e, in un certo senso, più triste.
Secondo gli ultimi dati, il 76% dei giapponesi single non ha un partner . Non è che non vogliono sposarsi: è che non hanno nemmeno l’opportunità di conoscere qualcuno. Gli orari di lavoro sono ancora molto rigidi, la cultura dell’ufficio assorbe gran parte della giornata e, per molti, lo spazio e l’energia per una vita sociale fuori dal lavoro sono ridotti al minimo.
Cosa sta facendo il governo? (E perché qualcuno protesta)
L’ex premier Kishida aveva promesso una svolta: raddoppiare la spesa per i bambini e le famiglie, stanziando circa 25 miliardi di dollari in tre anni. Le misure includono:
– Assegni familiari più alti e con meno restrizioni.
– Tasse universitarie gratuite di fatto per le scuole superiori pubbliche e private .
– Più congedi di paternità e orari di lavoro flessibili.
Tuttavia, c’è un paradosso. Per pagare tutto questo, dal 2026 è entrata in vigore una nuova sovrattassa sull’assicurazione sanitaria. Un lavoratore che guadagna 6 milioni di yen l’anno (circa 37.000 euro) paga circa 575 yen (3,5 euro) al mese in più. La cifra aumenterà fino al 2028.
Questa mossa ha creato malumore. Alcuni cittadini, durante le proteste di aprile hanno portato anche questo tema: “La nostra pensione viene tagliata, i fondi per le cure contro il cancro diminuiscono, ma il governo trova i soldi per le armi e per le nuove tasse sui single?”.
Un’altra strada: l’eredità solidale
C’è però un fenomeno curioso e nuovo che sta emergendo. Di fronte al crollo delle nascite, molti anziani senza eredi (perché non hanno mai avuto figli, o perché i figli sono emigrati in città) stanno scegliendo di donare i loro beni in eredità a enti di beneficenza.
Si chiamano “legacy donations” (donazioni testamentarie). Nell’ultimo anno fiscale, l’ammontare donato è stato di circa 64 miliardi di yen (oltre 400 milioni di dollari), quasi il doppio dell’anno prima. Queste donazioni vanno a sostenere ospedali locali, associazioni per la tutela dell’ambiente o borse di studio per giovani. In un paese che invecchia, questa è diventata per molti l’ultimo gesto di appartenenza a una comunità.
Il nodo che resta
Il problema, dicono gli esperti, è che anche se tutte le coppie giapponesi iniziassero domani ad avere due figli, l’effetto sulla popolazione si vedrebbe solo tra 20 o 30 anni. Nel frattempo, il numero di donne in età fertile continua a diminuire.
Il Giappone non è destinato a “scomparire” fisicamente, ma sta vivendo un esperimento sociale senza precedenti: capire se una società tecnologicamente avanzata può sopravvivere e prosperare quando sono gli anziani a dettare il ritmo, e i bambini diventano una merce rara.

